"Ogni cosa era piu' sua che di ogni altro perchè la terra, l'aria, l'acqua non hanno padroni ma sono di tutti gli uomini, o meglio di chi sa farsi terra, aria, acqua e sentirsi parte di tutto il creato." (Mario Rigoni Stern)

martedì 6 novembre 2018

DISASTRO ANNUNCIATO.... COLPA DI NESSUNO?


Le notizie dell'eccezionale maltempo di queste ore in alcune parti d'Italia e soprattutto i disastri ambientali causati nel Veneto purtroppo ci mettono sempre più di fronte alle conseguenze di scelte sbagliate fatte nel passato.

Il tema della riduzione del consumo di suolo, risorsa scarsa e preziosa, è parte integrante del buon governo del territorio: un governo deve agire nell'interesse della collettività, della sua salute e del suo benessere. Con il tema del consumo di suolo si intrecciano i temi del dissesto idrogeologico, delle mutazioni climatiche, della pulizia dell'aria, della organizzazione degli spazi verdi e delle aree pubbliche necessarie alla vita della gente.

Oggi l'allarme è ancora più forte e sentito dalla gente.

Una cultura alternativa a quella che ha guidato nei decenni scorsi questo fallimentare modello di sviluppo, è stata la proposta e l'azione dei comitati locali e delle associazioni ambientaliste (Club Alpino Italiano, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF) facenti parte secondo alcuni governanti del "malinteso ambientalismo da salotto", avevano portato già nel 2012 alla Carta di Intenti durante la Giornata Mondiale del Suolo per uno stato permanente di emergenza e per la messa in sicurezza del paese, tanto da mobilitare in questi anni l’iniziativa di molti sindaci che hanno chiesto l'assunzione urgente di strumenti adeguati per la sicurezza del proprio territorio.

Ma non si tratta solo di agire sull’emergenza o adattarsi alla nuova situazione, la messa in sicurezza, sia considerata la vera e più grande opera pubblica a garanzia del futuro del Paese. La migliore risposta alla necessità di un rilancio economico e occupazionale del Veneto e dell’Italia intera.

Occorrono interventi che sappiano coniugare prevenzione, informazione e coordinamento, perché il rischio idrogeologico riguarda l’82% (6.633) dei Comuni italiani, come documentato nell’indagine “Ecosistema rischio 2011” di Legambiente e della Protezione Civile, che raccoglie le risposte di 1500 Comuni sulle attività di prevenzione: l’82% ha risposto di avere piani di emergenza, ma solo il 33% svolge attività di informazione e il 29% esercitazioni di protezione civile che coinvolgano la popolazione.

Prevenzione significa anche porre un vero limite al consumo del suolo (non si deve più costruire sulle rive dei fiumi!) e contrastare severamente ogni forma di abusivismo edilizio: i 3 condoni del 1984, 1994 e 2003 hanno fatto emergere dal 1948 ad oggi 4,6 milioni di abusi edilizi per un totale di 1.700.000 alloggi abusivi.

Il Veneto è la seconda regione più cementificata d’Italia secondo i dati Ispra 2016, ed è quella che ha consumato più suolo, ben 1134 ettari in più rispetto al rilevamento precedente, un vero record! A fronte di tutto ciò è stata approvata una legge sul consumo di suolo piena di deroghe e presto arriverà un nuovo piano casa, mentre il piano cave del Veneto, appena approvato dopo quasi 40 anni di latitanza, consente ancora escavazioni, anche sotto falda in virtù di quanto già rilasciato (18 milioni di mc nella sola Provincia di Treviso!) privi di pianificazione!

Nel Veneto inoltre sta procedendo, in carenza di verifica di ottemperanza alle prescrizioni ambientali del CIPE, il progetto delle Superstrada Pedemontana, altra opera che produrrà più guasti che sviluppo, stante la carente valutazione degli impatti.

Paventiamo quindi che gli indispensabili aiuti che arriveranno per questa ennesima emergenza, vengano utilizzati solo in parte con finalità di ripristino ambientale, ma possano essere gestite ancora una volta nell'ottica emergenziale, al di fuori delle normali regole e di una progettazione condivisa del territorio.

La principale carenza politica che denunciamo è la mancanza di una seria progettazione ambientale, per cui si privilegiano infrastrutture ed opere senza incardinarle in un'ottica, che consideri il cambiamento climatico non più un evento futuro, ma una situazione grave ed attuale per la quale non è possibile pensare solo ad un'assicurazione obbligatoria per i cittadini, come annunciato dai nostri amministratori.

Le motivazioni profonde della salvaguardia del patrimonio naturale e culturale risiedono anche nella difesa della identità nazionale e locale: difendendo questo patrimonio si tutela l'economia del nostro Paese.

L'educazione al patrimonio ambientale (e culturale), alla sua cura e messa in sicurezza deve così considerarsi il principio ispiratore di qualsiasi politica di governo del territorio che intenda preservare la storia e la civiltà di una comunità locale o nazionale che sia, e la fruizione al patrimonio deve diventare per tutti occasione importante per rafforzare competenze, abilità e conoscenze, che permettono di “abitare” l'ambiente in cui si vive in maniera "sostenibile".

Servono abitanti e cittadini consapevoli per salvare le nostre bellezze naturali ed in particolare la montagna, non solo grandi eventi e grandi opere.

È importante perciò che ognuno di noi, libero cittadino o amministratore pubblico, contribuisca attivamente a rendere più vivibile il territorio con un impegno e una consapevolezza crescenti: omettere di intervenire o, peggio ancora, autorizzare opere che possano compromettere questi beni e questi valori sono contrari all’interesse della cosa pubblica e dei beni comuni.



domenica 4 novembre 2018

RIPRIATINO SORGENTI DEL DESE - REPLICA AL SINDACO

Egr. Sig. Sindaco di Resana
Dott. Stefano Bosa

e,p.c. Alla Stampa Locale


Oggetto: RIPRISTINO SORGENTI DEL DESE – REPLICA AL SINDACO
In relazione alla Sua lettera prot.10122 del 24-10 u.s. a seguito del volantino (vedi allegato) che è stato distribuito alla Cittadinanza a nome di nove Associazioni ambientaliste del Veneto, comprendiamo la Sua “irritazione”, ma contestiamo le Sue illazioni e la non velata minaccia di adire a vie legali nei confronti delle associazioni e partiti che hanno aderito alle critiche per presunto danno di immagine.

Se ci sono inesattezze nel nostro resoconto inviato ai Cittadini, siamo pronti a prenderne atto ed eventualmente a rettificare, ma non possiamo accettare generiche affermazioni come quelle riportate nella Sua missiva, cha appaiono più come una censura che come specifiche contestazioni.

Le varie associazioni collaborano da anni con l'associazione “Cason del Pometo” di Resana e con tutti coloro che supportano la questione ambientale del ripristino del Dese, dal partito Democratico alla Lega.

La questione del ripristino delle sorgenti del Dese è tema che va al di là dei confini comunali e trova la sua origine, come anche Lei ben sa, in scelte scellerate del passato, a cui sarebbe tempo porre rimedio.

Oggi si tratta di decidere “da che parte stare”, non con le promesse, ma con i fatti e quindi tutte le associazioni che aderisocno Le chiedono precisi impegni e tempi certi per:

  1. procedere al ripristino delle sorgenti del Dese, modificando quanto fatto fin'ora e riprendendo il progetto approvato e votato in Consiglio Comunale da quattro delibere;
  2. Dichiarare che i corsi d'acqua, anche minori, sono elementi fondamentali del paesaggio veneto e non possono più essere interrati o ceduti a privati, come fatto in passato
  3. trovare una soluzione condivisa con associazioni ed opposizione per ripristinare la legalità in merito a quanto costruito abusivamente in passato ed attestare che quanto fatto non potrà più essere ripetuto nel territorio di Resana perchè l'Amministrazione difende il suo territorio ed i “beni comuni”.
Crediamo che gli eventi di questi giorni dimostrino senza bisogno di grandi discorsi, che la tutela del territorio e della salute dei cittadini si difendono garantendo che le acque abbiano il loro spazio.

Resana merita di avere un ripristino adeguato delle sorgenti del Dese, con garanzia di sicurezza per i cittadini, certezza di fattibilità e rispetto per la storia del territorio.

Non merita certo un fossetto come quello oggi predisposto e che pare essere la sistemazione definitiva: un insulto per la sorgente che fu, che dimostrerebbe solo la poca considerazione di Resana per il suo corso d'acqua più importante.

Noi continueremo a monitorare la questione e siamo fiduciosi che alla stizza, seguiranno proposte conccrete e collaborative verso l'obiettivo del ripristino delle sorgenti del fiume Dese

Treviso, 4 novembre 2018

A nome delle 9 associaioni che aderisco al progetto “ADOTTA UN FIUME”

per ITALIA NOSTRA Treviso, il presidente Romeo Scarpa, treviso@italianostra.org



venerdì 2 novembre 2018

PONTE PRIULA: GLI ERRORI SI PAGANO? NEL VENETO, MAI... E' SEMPRE COLPA DI QUALCUN ALTRO!

Non è mai facile intevenire su un tema per darsi ragione e si rischia di essere definiti “commissari tecnici che stanno in tribuna....” come ha fatto il Governatore Zaia mentre volava in elicottero per valutare i danni di quellO che non è un evento eccezionale, ma una normalità in un momento storico dove continuiamo bellamente ad ignorare il tema del cambiamento climatico.

Direi che che il Governatore si dovrebbe preoccupare di chi “allena” ora la squadra “Veneto” più che fare stizzita ironia su chi osserva, perchè, se è vero che decidere non è facile, è altrettanto vero che pare che i nostri politici (con i loro tecnici) non sbaglino mai e sia sempre colpa del destino cinico e baro o meglio di qualcun altro.

Vorremmo sommessamente ricordare, per rispetto a chi subisce danni da questi antefatti, che:
  1. i “comitati” (che siamo noi e il Comitato Imprenditori Piave 2000) si sono mezzi in mezzo non per intralciare un'opera perfetta, ma perchè ritenevano che non fossero rispettare le procedure amministrative.
  2. la sospesione dei lavori è stata decisa dal RUP di ANAS perchè effettivamente le procedure non erano rispettate e non si era richiesta nessuna autorizzazione per il ponte provvisorio e non si era fatta alcuna indagine archeologica preventiva, pur essendo noto a tutti che siamo in zona di tutela.
Se i cittadini che hanno attività commerciali vogliono prendersela con qualcuno, devono andare da prima da ANAS e poi da Regione Veneto, Provincia di Treviso e Comune di Susegana, che avevano l'obbligo morale verso i loro cittadini di capire se le procedure erano a posto. Ora prendersela con noi, è come ammettere di essere incapaci...

Abbiamo anche chiaramente detto che c'erano altre gravi criticità, che, per dovere di cronaca, ricordiamo:
  • la Piave è un fiume difficile, che passa per stagioni di grande magra a piene impetuose: non è una novità! E' così da sempre, ma tutti vogliono scordarselo per piantare vigneti, scavare ghiaia ed usare il fiume per i loro interessi;
  • la Piave è un fiume che ha subìto gravi danni dalle escavazioni e dove non c'è un piano di gestione (obbligatorio per le zone SIC ZPS), che è “secretato” da anni nei cassetti della Regione Veneto; tutto questo è colpa nostra che lo denunciamo ogni tre per due?
  • Il progetto di pseudo-restauro del ponte della Priula è sbagliato anche da un punto di vista della tutela del monumento e per la statica perchè si abbandona la funzione portante degli archi storici in calcestruzzo per creare un grande imaplato di putrelle in modo da allargarlo per una pista ciclabile che morirà sul ponte.. Altre ipotesi avrebbero consentito di restaurare veramente il ponte storico (che ne aveva bisogno), creando i necessari allargamenti con strutture reversibile a lato. In questo modo i lavori avrebbero potuto anche essere fatti lasciando almeno una carreggiata agibile durante i lavori...
  • il ponte Bailey in alveo è stata una scommessa folle perchè era molto probabile (oggi certo) che la Piave avrebbe spazzato via le rampe, giustamente fatte per essere sgretolate.. Ma ora che facciamo? Le ricostruiamo e poi magari fra due mesi arriva un'altra piena? Ricordiamo che ancora in fase di allestimento del ponte provvisorio, due o tre volte l'impresa dovette rifare parti di lavoro distrutte dal fiume...
Qual'era la soluzione?

Anche questo l'avevamo proposto e si trattava di creare un nuovo ponte nella zona di Busco prima di procedere con questo restauro, ma questo significherebbe “fare programmazione”, cosa che il nostro commissario tecnico Zaia, più simile a di Ventura che ad Allegri, non riesce proprio a fare perchè troppo impegnato su temi di propaganda, come dice oggi anche il loro consigliere Berlato.

Si mettono i soldi (14-15 milioni di euro) per un referendum inutile l'anno scorso...

Si fanno “ponti d'oro” alla concessionaria SIS per la Superstrada Pedemontana (parliamo di 12.000 milioni di euro in 39 anni pagati dai Veneti)....

E non siamo in grado di capire che il Veneto è diviso in due da un fiume chiamato Piave con ponti insufficienti?
Ponte di Piave era chiuso l'altro giorno perchè al limite, Ponte Priula è out, il ponte di Vidor resiste solo grazie agli scongiuri di tutti, ma in che regione siamo?

In altri paesi per molto meno, si sarebbero dimessi in cinque o sei pezzi grossi di ANAS, Regione Veneto, Provincia di Treviso e Comune di Susegana.

Qui invece diamo la colpa alla sorte ed ai comitati....

Probabilmente lo fanno, perchè la gente crede a loro. Ma loro sanno benissimo che non è vero.

E' ora che lo capiate anche tutti voi.




sabato 22 settembre 2018

CONFERENZA MEZZAVILLA - FORUM AMBIENTE 25-9-2018 ore 20.30

Il Forum Ambiente Treviso prosegue il proprio ciclo di incontri pubblici dedicato alla conoscenza e valorizzazione dei fiumi di risorgiva trevigiani. Il prossimo appuntamento (il quinto) sarà
martedì 25 settembre, ore 20.30, 

presso la sala conferenze della Fondazione Benetton, in via Cornarotta 7 a Treviso, e si intitolerà: 
"Aspetti naturali dei fiumi di risorgiva trevigiani. Un patrimonio da salvaguardare."

In tale occasione il professor Francesco Mezzavilla illustrerà le caratteristiche di flora, fauna e biotopi dei nostri corsi d'acqua.

Francesco Mezzavilla è biologo. E' stato ricercatore presso l’Istituto per l’Antropologia dell’univ. di Padova, con una ventina di pubblicazioni. Insegnante per 35 anni in scuole statali, soprattutto medie, di matematica e scienze. Coordinatore provinciale e regionale LIPU per 8 anni. Da 25 anni consulente scientifico per vari enti pubblici, quali Comuni ed Enti Parco, e di varie associazioni naturalistiche, in particolare sull’avifauna, nonchè autore e coautore di oltre 120 pubblicazioni sul tema. Consigliere comunale a Treviso per un mandato, durante il quale ha presieduto la locale Commissione Lavori Pubblici. Fondatore e presidente Società Trevigiana Scienze Naturali; è stato Consigliere dell’Ass. Faunisti Veneti.

Il Forum Ambiente di Treviso è un gruppo di associazioni locali impegnate nella tutela e valorizzazione del nostro territorio. Ne fanno parte: WWF, Legambiente, Italia Nostra, FIAB, Amici della Storga, Gruppo Botteniga, Treviso Sotterranea, Società dei Territorialisti, Pescatori del Sile, EnergoClub, ed altri.

giovedì 13 settembre 2018

PARCO SILE: LA SOLITA RIFORMA “A PAROLE”

Non c'è nessuna “rivoluzione” nella nuova riforma dei parchi regionali veneti perchè non è una legge regionale che modifica un modo di gestire una risorsa preziosa come un'area naturale protetta, ma un idem sentire che purtroppo non c'è e siamo pronti a scommettere non ci sarà nemmeno un futuro.

Per carità, non c'è nulla da difendere della precedente impostazione che era governata dagli interessi di partito e da miseri localismi, ma nulla ora fa presupporre che sarà diverso perchè il controllo è saldamente nelle mani della Giunta Regionale (a sua discrezione...) e dai Sindaci, che non sono proprio dei difensori dell'ambiente (ma di più dei loro voti).

Il precedente Consiglio del Parco era costituito da 40 persone (3 per Comune con 2 di maggioranza ed uno di opposizione e dalle Province con Treviso che ne nominava 5, Padova 1, Venezia 1), ora viene sostituito dalla Comunità del Parco dove invece saranno “solo” 20:
  • 11 sindaci 
  • 3 nomine dirette della Giunta Regionale 
  • 1 dalla Provincia più rappresentativa 
  • 1 per le attività produttive 
  • 1 per le attività turistiche 
  • 2 associazioni ambientaliste 
  • 1 associazioni ittiche 
  • 1 (persino) dalle associazioni venatorie che nei parchi non possono cacciare...
Da notare che le precedenti divisioni tra colori partitici dei Comuni ed i loro piccoli interessi particolari restano, ma si aggiungono anche interessi ultronei (le attività produttive, il turismo ed addirittura i cacciatori) quando la finalità di un parco è (dovrebbe essere) la conservazione del bene comune, non il suo sfruttamento, com'è stato fatto fino ad oggi.

Ma non c'è proprio la cultura in questo senso e si ricercano incentivi per fare piste ciclabili, bed & breakfast, chioschi mentre i grandi alberi del parco muoiono o le risorgive vengono alimentate con le pompe.

Ma d'altronde la gestione passata, attuale e futura è precisa responsabilità di una parte politica (Lega un tempo Nord), ben coadiuvata da un'inconsistente opposione (PD), per cui si fa di tutto e di più … “par far bisiness, schèi...” e non basta qualche finanziamento europeo raccolto per merito di studi privati per modificare la rotta.

La Giunta esecutiva del Parco era costituita da 5 persone nominate dal Consiglio del Parco e mai nessuno è entrato in questo “fortino”, difeso anche oltre la quiescenza da un direttore facente funzioni con laurea in legge; domani si chiamerà Consiglio Direttivo e sarà formata da 5 persone: 2 nominate direttamente dal Presidente dalla Regione, un Sindaco, un rappresentante del settore primario (agricoli sempre privilegiati) ed un altro eletto dalla Comunità.

Scommettiamo che saranno tutti omogenei all'attuale maggioranza e continueranno a fare come prima?

Scomettiamo che il direttore sarà un'altra persona di fiducia che custodirà gli armadi ed i finaziamenti “a norma di legge”?

La parole dell'Assessore Corazzari sono quindi parole al vento.

"Tutto cambia, perchè nulla cambi” - il buon Tomasi di Lampedusa forse era parente dei leghisti di Luca Zaia.

sabato 8 settembre 2018

GLI AVVOLTOI DELLA PROPAGANDA E LA VERITA' (nostra) SUL PONTE DELLA PRIULA

Ieri in quel di Ponte della Priula c'è stata la passerella di ANAS con il Presidente della Regione Veneto e le autorità locali, che a vario titolo si sono auto-incensati per come procedono i lavori sul Ponte della Priula, storico monumento vincolato come “bene culturale”.

Ovviamente la passerella ha avuto scopi puramente propagandistici per dimostrare “quanto siamo bravi noi”, invece dei cialtroni responsabili del disastro di Genova.

Peccato che come tutte le “favole” ci siano delle parti che restano nell'ombra: i nostri amministratori raccontano mezze verità ed alcuni, come il sindaco di Susegana, perdono occasioni per stare in silenzio.

Con il Comitato Imprenditori Veneti 2000 di Diotisalvi Perin, la nostra associazione si sente chiamata direttamente in causa, etichettata come “quelli del comitato del NO”, in modo falso e codardo.

La verità, che vogliamo ancora una volta ribadire, è che nessuno di noi è mai stato contrario ad un restauro serio del ponte storico, che però gli consentisse di mantenere il suo schema statico originario senza stravolgimenti, allargando la carreggiata con una struttura ciclabile distinta a lato.

Si è scelto lo stravolgimento strutturale del ponte con inserimento di un impalcato in putrelle, che è un intervento di radicale modifica statica, che probabilente darà problemi di manutenzione in futuro, visto che tali nuove strutture non sembrano ispezionabili.

Un ponte storico di questo tipo non teme i carichi verticali, come ben sa chi mastica un po' di statica e non ciancia a vanvera, se le pile sono consolidate.

La nostra contestazione quindi non aveva per oggetto la necessità di manutenzione (anzi abbiamo anche contestato i 2 milioni di euro spesi pochi anni fa per s”tucco e pittura”, ma il tipo di intevento (che non è un restauro) perchè su strutture storiche (tipo il Colosseo per citare Zaia) di solito si interviene rispettando i materiali originari e non con inserimento di un brutale impalcato in ferro.

Oltre tutto abbiamo anche denunciato la carenza delle procedure, che pare essere un vizietto delle pubbliche amministrazioni come dimostra anche la Superstrada Pedemontana Veneta: i lavori sono iniziati senza che fosse fatta alcuna indagine archeologica, fregandosene di tutte le prescrizioni obbligatoria che valgono per le pubbliche amministrazioni danno a tutti i cittadini.
Bell'esempio procedere senza rispettare le normative!

E poco vale che alla fine tutto si sani in Regione Veneto in modo pilatesco: la figura degli incompetenti e degli improvvisati è tutta loro e non nostra che chiediamo il rispetto della legge.

Crediamo che i ruoli vadano rispettati: noi chiediamo che si rispettino i monumenti ed abbiamo aspramente criticato la Sopritendenza per un'autorizzazione molto benevola asd un simile progetto.

Chiediamo anche che la normativa sugli appalti e sulle procedure venga rispettata da tutti, anche dai Signori di ANAS e della Regione Veneto, senza deroghe e sanatorie, perchè non ci risulta che siamo in una repubblica dove esistano soggetti “legibus soluti”.

La figura degli “avvoltoi”, avidi di propaganda, è tutta per loro, che raccontano mezze favole e credono di essere migliori di quelli di Genova, quando la pasta è, purtroppo, la medesima.


venerdì 27 luglio 2018

TREVISO, CITTA' D'ACQUA? FATE IL BAGNO IN VIA ISONZO...


La nomea di Treviso, “città d'acqua”, vanta innumerevoli foto, dove si ammira il Sile con le sua acque verdi ed gli alberi che si specchiano, ma gli affluenti non stanno sempre così bene e sempre più si nota la sofferenza di una zona che è sempre stata ricchissima di acqua, ma dovrà abituarsi ai cambiamenti climatici ed allo spreco connesso ai pozzi abusivi.

Emblematica e simbolica del disastro è un tratto del Botteniga in via Isonzo, che ormai non merita nemmeno più l'appellativo di corso d'acqua, ma è semplicemente un accumulo di fognatura.

La foto rappresenta la situazione che denunciamo da anni senza che si capisca chi deve intervenire: il Comune? Il Genio Civile? la Regione? Ci sono degli sbarramenti gestiti in modo autonomo che non danno acqua a questo rame, che si è totalmente interrato....

Chissà quale materiale sarà depositato sul fondo?? Magari il nuovo assessore all''Ambiente, che è un chimico, potrebbe darci un'illuminazione oppure sentiremo nostri espert in grando di analizzare “a naso” i sedimenti!

Tale è la confusione di ruoli e responsabilita che da anni non si fa nulla, ma magari adesso tutto cambierà o dovremo dire che sotto i depositi fecali ci sono nascondigli per la droga?

L'altra cosa interessante e da non dimenticare è che viale Luzzati, che dista poche decine di metri, è dotato di fognatura pubblica, ma allora come mai non si è provveduto ad allacciare questo gruppo di case che ancora scarica in questa derivazione?

La risposta sta tutta nel modo con cui è stata realizzata al tempo (10-15 anni fa) la fognatura pubblica; la quota del tubo collettore è stata tenuta “alta” (per risparmiare dicono...) ed ora non si riescono ad allacciare le abitazioni che sono aldilà della rete dei canali, di cui Treviso è città notoriamente abbondante.

“Ottimo lavoro!!”. Realizzare una fognatura che non consente di allacciare per gravità le abitazioni che sono nelle vicinanze è un esempio di lungimiranza e capacità di spendere bene i soldi...

Tutto questo degrado porta alle inevitabili proteste dei cittadini, costretti a vivere in condizioni igieniche da Terzo Mondo ed alla fine arriverà la soluzione “magica” di tombinare tutto, che è come mettere la polvere sotto il tappeto durante le pulizie di casa.

Tutto questo non appartiene ad una città che di vanta dell'appellativo di “città d'acque” e Fazio degli Uberti avrebbe molto da ridire...

lunedì 23 luglio 2018

IL MEDIO PIAVE SCOMPARE: PERCHE'?

Sono anni oramai che le associazioni ambientaliste, in primis Legambiente Piavenire, e le associazioni di pescatori lanciano grida di allarme per l'evoluzione disastrosa della situazione del Medio-Basso Piave, che ormai è quasi un relitto di fiume, visto che non si riesce a garantire una portata minima che alimenti prioritariamente tale inestimabile bene e risorsa comune.
Nelle ultime settimana, dopo aver ricevuto svariate segnalazioni da parte di pescatori e di ambientalisti (dalla serata di giovedì 28 giugno fino al pomeriggio di domenica 1 luglio 2018) abbiamo deciso di unirci per denunciare nel modo più chiaro possibile la gravissima situazione, su cui troppe autorità non vedono e troppi pensano di essere i “padroni dell'acqua”.
Il tratto mediano del fiume Piave nei territori fluviali dal Comune di Santa Lucia fino alla frazione di Stabiuzzo nel Comune di Cimadolmo in Sinistra Piave e dal Comune di Spresiano fino alla fascia delle risorgive in alveo in Destra Piave, è gravemente compromesso anche in stagioni di non particolare siccità.
Siamo dell’avviso che tale calamità ambientale sia determinata da un prelievo sconsiderato di acqua effettuato ad opera del Consorzio Piave alle barriere di Fener, da cui si diparte il Canale Brentella, e di Nervesa della Battaglia da cui prendono vita il Canale della Vittoria ed il Canale Piavesella.
Nella mattina di venerdì 29-6 u.s. veniva segnalata da Legambiente Piavenire al Direttore del Consorzio PIave, ing. Paolo Battagion, che il fiume era in grave sofferenza ed la risposta (ovvia) che veniva data è stata che il Consorzio stava garantendo il Deflusso Minimo Vitale (DMV) in vigore fissato a 10,5 mc/sec alla stretta di Nervesa.
Ovviamente la nostra opinione è che tale portata sia solo teoricamente un “minimo vitale” visto che non garantisce la tutela dell'ecosistema per cui è stata creata.
E' infatti stato accertato di fatto nella prima settimana di luglio e viene denunciato con la presente che tale portata è gravemente insufficiente, visto che è ben noto allo stesso Consorzio Piave che l’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico di competenza , dopo l’autorevole intervento della Commissione Ambiente della U.E. , ha stabilito che la portata del fiume necessaria a garantire un adeguato Deflusso Ecologico a valle della barriera di Nervesa dovrebbe essre pari ad almeno il triplo della portata attuale (29,5 mc./sec).
L’anomalia della situazione che denunciamo è aggravata dal fatto che le copiose precipitazioni, avvenute nel periodo invernale/primaverile in tutto il bacino idrico, in special modo in quello montano, hanno determinato un’abbondanza idrica nei bacini artificiali montani e perciò il problema è strutturale e non determinato da emergenza siccità.
Ricordiamo inoltre che tutto il bacino montano della Piave è asservito ad un sistema artificiale di sbarramenti, unico in Europa, con funzione di produzione idroelettrica ad opera di ENEL, creato ancora negli anni' 60 a servizio dello sviluppo della pianura e di Porto Marghera.
Una gestione appena oculata dovrebbe trarre da tale “riserva”, mediante opportuno coordinamento, l'adeguata portata necessaria a non compromettere i vari livelli trofici delle reti alimentari fluviali in questo periodo di obiettivo calo dell’acqua fluente in greto.
Ma anche in questo caso, il Concessionario ENEL si comporta come una vera e proprietà Autorità, che pare svincolata da qualsiasi controllo e libera di operare come meglio ritiene (vedi sversamento di fanghi nel Boite dell'anno scorso).
Ma quanta acqua c'è nella Piave?
Dobbiamo ricordare che, mentre il fiume va in secca in tutto il tratto mediano , quasi 60 mc./sec. , escono nelle derivazioni irrigue in quantità sovrabbondante tanto da far constatare a molti cittadini una presenza d’acqua esagerata nei canali artificiali che si sviluppano nella campagna e nei centri urbani della nostra provincia.
Nei nostri sopralluoghi quotidiani abbiamo dovuto constatare:
  • una moria generalizzata di fauna ittica (soprattutto milioni di avannotti e di gammaridi , più larve di insetti acquatici e di anfibi ) a rompere l’equilibrio ecologico garantito da una precedente stagione di morbide e di rami carichi di correnti fluviali ;
  • la sparizione delle lanche fluviali a ridosso del corso principale della corrente fluviale;
  • la messa in secca delle zone umide, laterali al corso della corrente, arricchite da vegetazione elofita ed idrofila con fondo sabbioso-limoso createsi al termine delle conoidi fluviali ;
  • dopo annate di magre fluviali (significativo e allo stesso tempo disastroso l’anno 2017 con l’intera estate all’asciutto , l’anno 2018 si era aperto con un susseguirsi di morbide che avevano riempito i due rami principali (dopo un anno e mezzo era ritornata l’acqua nel ramo di Cimadolmo! ) favorendo la rinascita biologica dell’ecosistema fluviale - .
Ci sembra doveroso denunciare l’insipienza del Consorzio Piave, gestore unico del 90% della risorsa idrica del nostro fiume, nei confrnti del fiume, che è trattato come un condotto di scarico per le portate in eccesso ai concessionari, che poi sprecano tale risorsa preziosa con sistemi di irrigazione a scorrimento.
In termini reali si tratta di un vero e proprio DISASTRO AMBIENTALE, che si è verificato ancora una volta a ridosso della stagione estiva.
Verificheremo con i legali delle associazioni se ci sono gli estremi per una denuncia che faccia riferimento a quanto sanzionato e previsto della Legge 68/2015 – denominata Legge contro gli ecoreati - e dall’art.452-quater del Codice Penale che prevede una pena per chi provoca un’ “alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema” con un “aggravamento di pena quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta e sottoposta a vincolo paesaggistico , ambientale,….,ovvero in danno di specie animali o vegetali protette….”.
L'eventuale denuncia non è il nostro scopo principale, se non porta ad una presa di coscienza della gravità del problema, perchè quello che più ci preoccupa è il sostanziale disinteresse di Regione Veneto ed Autorità di Bacino con tutta la miriade di enti competenti verso lo stato ecologico del fiume.
A questo proposito facciamo presente che la zona dove da anni si perpetua questo scempio ambientale (particolarmente gravi le secche del 2012 e del 2017, ma ormai ogni anno è un susseguirsi di improvvise mancanze d’acqua che diventano trappole micidiali per tutti i livelli trofici del fiume) è un’area S.I.C. e Z.P.S. – Zona di Protezione Speciale - riconosciuta dall’U.E. e dallo Stato Italiano per la Direttiva Uccelli e per la Direttiva Habitat e di tutto questo non potremmo non informare in modo ufficiale la Comunità Europea per evidenziare l'insufficiente tutela che viene data a queste zone, che sono il motivo principale per cui vengono erogati i finanziamenti.

Il Consorzio Piave parla di “diritti acquisiti” relativamente alle sue concessioni, ENEL non mette nemmeno in dubbio la sua potestà a trattenere l'acqua per “superiori” esigenze, mentre il fiume, che ha solo la nostra voce, è..... sparito nel tratto mediano.
Noi affermiamo con forza che il FIUME HA DIRITTO AD AVERE LA SUA ACQUA NELLA QUANTITA' MINIMA DI 30mc/s a NERVESA PERCHE' ALTRIMENTE NON POSSIAMO PIU' PARLARE DI FIUME, ma di condotto di scarico o residuato di fiume..
Un'altra clamorosa coincidenza si è verificata in questo periodo relativamente ai finanziamentei regionali dati alle associazioni di pescatori per il ripopolamento ittico: pochi giorni dopo l'immissione degli avanotti, il fiume è andato in secca e quindi tutto inl novellame è morto!
Come buttare i soldi e la fatica delle associazioni nel water! Uno spreco di denaro pubblico sul quale cercheremo di individuare specifici responsabili per il “danno erariale”, perchè, con le poche risorse che ci sono è demenziale che succeda questo.
La situazione del fiume Piave, sfruttato come una prostituta, è talmente profondo e connaturato con le lobby agricole e dei cavatori, che il problema è sempre minimizzato e non si ricorda una sanzione esemplare per escavazioni abusive o interventi in alveo, che mettono a rischio anche la sicurezza idraulica, visto che il fiume ha perso la sua caratteristica meandriforme per diventare sempre più un grande torrente, che in caso di piena non riusciremo a controllare (avvisate il Sindaco di Susegana con il suo bel ponticello Bailey, che in caso di mezza piena sarà spazzato via..).
Un'altra piaga, su cui mai nessuno approfondisce le responsabilità è quella della miriade di pozzi abusivi che sono disseminati nelle campagna e tollerate da Genio Civile e Comuni che avrebbero la resposanbilità del controllo.
La sensazione che l'acqua sia un bene privato è sempre più forte, un bene prezioso che non viene gestito in modo autorevole ed è in mano a chi strepita più forte o ha contatti con i nostri amministratore, che tutto fanno fuorchè pensare al bene comune.

venerdì 20 luglio 2018

INCONTRO SU PEDEMONTANA VENETA


Per chi fosse interessato a capire cosa sta succedendo per la SPV PEDEMONTANA VENETA informiamo che 
MARTEDI' 24 LUGLIO 2018 alle ore 20.30
ci sarà un incontro informativo aperto a soci ed amici sul tema presso la nostra sede di via Cornarotta, a Treviso (ex SCUDERIE di Palazzo Bomben Caotorta)

PARTECIPAZIONE LIBERA

CONFERENZA STAMPA PER LA PIAVE





lunedì 16 luglio 2018

UN ALTRO BOSCO a SAN GIUSEPPE


Spett.le
Comune di Treviso
Assessore all'Ambiente Manera
e, p.c. Sindaco Mario Conte

Oggetto: Area “Bosco del respiro 2” - proposta accolta dalla Giunta con

A seguito della nostra proposta in collaborazione con MASCI TREVISO 2 e vista la nota della Giunta di Treviso (assessore Manfio) del 18-4-2018 (non ancora formalizzata - progr. 28 Rif..N. 76-316 GC 18-4-2018 Atto Num. 0240/18/CGC), si allega per opportuna conoscenza il seguente materiale:
  • proposta inviata alla precedente Giunta
  • comunicato stampa per avvio prime operazioni con adesione del Movimento dei Focalirini che svolgono attività di publbica utilità a Treviso da domani 17 luglio a venerdì 20 luglio
Si fa presente che la sua riqualificazione è prevista nel P.A.E.S. (Piano di Azione per l’Energia Sostenibile) al punto “Treviso Verde-Azione VER-01” e che la sua progettazione esecutiva risulta compiuta per cui non dovrebbe avere bisogno di ulteriori atti amministrativi e/o approvativi con l’esclusione di una convenzione con i richiedenti.

La presente disponibilità di MASCI TREVISO 2 “Roccia della Pace” e sezione di Treviso di ITALIA NOSTRA è già stata presentata da arch. Zandigiacomi e sig. Tiveron alla precedente Giunta, che ne gha formalmente preso atto il 18-4-2018.
Ci auguriamo che una simile iniziativa trovi pari apprezzamento anche da parte della nova Giunta.
Restiamo a disposizione per illustrare i dettagli del lavoro che è in fase di avvio e dovrebbe coinvolgere anche scolaresche tramite il percorso “alternanza Scuola-Lavoro”.

Cordiali saluti

Treviso, 16 luglio 2018
p. la sezione di Treviso
il presidente
Romeo Scarpa 348 8717810

p. MASCI TREVISO 2 “Roccia della Pace”
il magister
Andrea Visentin

INIZIAMO A LAVORARE PER UN ALTRO BOSCO a SAN GIUSEPPE

  1. Premessa

Il Comune di Treviso, tra i tanti documenti che ha ufficialmente prodotto ha anche il PIANO DI AZIONE PER L'ENERGIA SOSTENIBILE (PAES): si tratta di un documento, obbligatorio per legge, dove la Pubblica Amminsitrazione si dà degli obiettivi per ridurre le emissioni di Co2.

Il documento è del luglio 2016 ed ha scheda dove c'è un'azione denominata VER-01 dal nome non nuovo: “BOSCO DEL RESPIRO 2”: si tratta di riqualificare una zona di medie dimensioni in ambito periurbano (via Paludetti a San Giuseppe) dove si prevede l'impianto di un bosco planiziale, che dovrebbe avere un'estensione di 3,65 ettari nella zona di via Paludetti compresa da due linee ferroviarie a sud di un'area industriale dismessa.

I benefici di una simile azione, che dovrebbe essere prioritaria in una città che ad ogni inverno soffre di eccesso di polveri sottili, prevede l'impianto di 3000 specie arboree ed arbustive con ovvi benefici:
  • assorbimento naturale di CO2 visto che le piante hanno questa caratteristica che sembrano ricordare solo i ragazzi delle elementari che studiano la fotosintesi;
  • sostegno alla crescita della biodiversità.

Il vero problema è però che nell'ambito del FORUM AMBIENTE è stato dichiarato dal Comune di Treviso (amministrazione Manildo) che tale progetto non verrà perseguito perchè c'è carenza di fondi per la gestione dell'area!

  1. Progetto “Piantiamoli & Gestiamoli”1

Considerati i nostri scopi statutari abbiamo coinvolto l'associazione MASCI2 Treviso 2 “Roccia della Pace” ed il Comune di Treviso nell'aprile 2018, tramite l'assessore Liana Manfio, ha dato un'adesione non ancora formalizzata (progr. 28 Rif..N. 76-316 GC 18-4-2018 Atto Num. 0240/18/CGC) a tale
PROPOSTA DI PATTO DI COLLABORAZIONE
PER LA RIQUALIFICAZIONE DEL BOSCO DI VIA PALUDETTI.


Nella sostanza si propone al Comune di Treviso (vecchia o nuova amministazione, poco importa..) un piano di gestione ed affidamento dall'area, non solo per la gestione del bosco, ma garantirne la valorizzazione e l'utilizzo da parte dei cittadini, soprattutto del quartiere.

Sia Italia Nostra Treviso che MASCI Treviso 2 sono pronti ad interessare i loro soci e tutti i volonterosi perchè questa parte del PAES venaga attuata, ritenendo che non sia accettabile la motivazione della presunta carenza di soldi per non mettere in campo tale importante azione.

Il nostro progetto prevede di:
  • bonificare l'area se ci sono presenze di infestanti con supervisione di esperti del settore presenti nelle due associazioni;
  • piantumare piante, alberi, cespugli o fiori, donati da privati o enti vari, per far nascere un parco a servizio di tutti dove respirare aria pulita visto che un albero in 20 anni elimina almeno 7 quintali di anidride carbonica senza calcolare l’ossigeno reso.
  • garantire la manutenzione sarà a carico delle associazioni con previsione 3 o 4 sfalci all’anno, oltre alla cura delle piante.

Per poter fare questo, le associazioni MASCI Treviso 2 e ITALIA NOSTRA Treviso richiedono al Comune di Treviso alcune minime dotazioni:

  1. gestione dell'area per almeno un decina-quindicina d'anni
  2. fornitura di un punto di allacciamento elettrico e idrico per un servizio igienico ad uso pubblico (in alternativa da creare piccolo impianto fotovoltaico)
  3. creazione di un piccolo pozzo (non a ciclo continuo) per irrigazione
  4. possibilità di costruire una casetta in legno per deposito attrezzi e sala riunioni anche per attività con scuole; la costruzione sarà realizzata in modalità “scout” senza fondazioni o altre strutture invasive in modo che sia totalmente reverbile
  5. progettazione dello spazio verde condivisa con i cittadini e le scuole con creazione di una zona a verde per l'incontro delle persone e di orti comuni;

Lo scopo principale è quindi quello di concretizzare l'azione VER-01 del PAES con piantumazione e gestione di un parco di 3000 alberi, ma la volontà è di creare uno spazio “vivo”, cioè fruibile, sicuro e curato nel tempo a servizio dei cittadini e con il loro aiuto nella gestione prendendo spunto dalla lodevole azione dei cittadini di Borgo Furo.

  1. Inizio del progetto

Le elezioni comunali ed i nostri impegni hanno ostacolato l'inizio di questo progetto, ma abbiamo approfittato dalla richiesta del Movimento dei Focolarini del Veneto, che saranno impegnati a Treviso per una settimana in lavori a favore dei “beni comuni”.

Il riferimento primario sul territorio sono i tre focolari della regione, le comunità in cui vivono gli aderenti più rigorosi al movimento di Chiara Lubich: Verona, Padova (che copre il territorio di Padova, Vicenza e Rovigo) e Treviso (faro della Marca, e delle province di Venezia e Belluno).

«Il messaggio di Chiara Lubich è cosi forte che, pur partito dal seno della chiesa cattolica, ora si espande al mondo intero e alle altre confessioni - dice Glauco Venuti, referente trevigiano del movimento - il suo appello all'unità, alla fratellanza e alla pace tocca la coscienza di ogni persona, credente o laica che sia. E penso che solo con il tempo avremo la misura reale della sua forza straordinaria, della sua capacità di cogliere cio che univa gli uomini: adesso il dolore per la sua scomparsa è ancora troppo forte».

I giovani sono radunati presso la Parrocchia della Chiesa Votiva e divisi in gruppi di circa 8-10 persone con adulti interveranno in vari parti della città con lavori ed iniziative per l'ambiente e la persona, come già hanno fatto lo scorso anno al Parco della Storga.

Noi li seguiremo ed inizieremo questa attività a San Giuseppe da domani martedì 17 luglio fino a venerdì 20 luglio con orari 9-12.30 e 15-18.30. Tutti i volonterosi sono invitati a partecipare ed a dare una mano perchè la nostra Terra è di tutti ed ha bisogno di cure.

W I FOCOLARINI ed il loro entusiasmo.
1Nome provvisorio del nuovo parco che sarà scelto con i cittadini coinvolgendo le scuole
2Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani

domenica 8 luglio 2018

VERBALE DIRETTIVO 3-7-2018

  1. BOSCO VIA PALUDETTI
Area di 3,5 ettari del Comune lasciata in abbandono che abbiamo deciso di disboscare per renderla fruibile come zona verde per il quartiere insieme a MASCI TREVISO 2.
Il 16 luglio verrà presentato il progetto alla Chiesa Votiva ai ragazzi dei FOCOLARINI che anche quest'anno si affrono come manovalanza nei giorni 17-18-19-20 luglio (orario 9,30-12.30 e 15.30-18.30)
Ennio Tiveron chiederà intervento preparatorio ad amici di Sant'Anna di Monigo.
Servono volontari per prestare servizio di assistenza ai ragazzi e passare qualche ora con loro; attendo fiducioso...

Berto provvede ad avere:
  • autorizzazione da nuova amministrazione
  • avvisare i vicini (Amadio)
Romeo provvede a fare un'ipotesi di progetto da dare a MASCI per osservazioni

  1. SPV PEDEMONTANA
L'incontro del 26 giugno è stato ben organizzato dal Comitato di San Pelajo ed ha avuto buona presenza ed ottima risonanza sulla stampa; presenti in sindaci di Povegliano e Ponzano, mentre il sindaco Conte era in CC.... ma sarà da risentirlo sul tema. Gli devono essere fischiate le orecchie.
I temi sono sostanzialmente tre:
  • campagna informativa perchè la Corte dei Conti, dopo 3 adunanze, ha emesso un parere molto duro con rilievi molto forti; tale organo però non ha poteri interdittivi, ma informa solo Parlamento, Governo e … Cittadini; noi come associazone abbiamo il dovere di fare questa parte di informazione.
Dopo ampia discussione si decide di fare una serata informative prima di agosto in sede nostra, aperta a soci ed amici, per capire meglio la questione.
La data è MARTEDI' 24 LUGLIO 2018 ore 20.30 in sede (segue comunicato)
  • la grande viabilità di Treviso: è un tema antico come il cucco ed ormai siamo in ritardo di circa 30 anni; in campagna elettorale quasi tutti i partiti e le coalizioni dicono che “servono nuove strade”, ma non si sa bene perchè... Soldi non ce ne sono, programmazione nemmeno... Sarebbe opportuna una riflessione/studio sul tema cercando di stanare i favorevoli a questi progetti che vanno dal centrosinistra (Terraglio est e IV lotto) al centrodestra (SPV etccc..)
  • iniziative specifiche per SPV: da coordinare con tutti gli altri comitati; abbiamo aderito ad un documento da mandare ai Ministri Toninelli e Costa anche attraverso il nostro Nazionale, oltre che come ITALIA NOSTRA VENETO
  1. SITUAZIONE PIAVE
Il fiume Piave nella sezione mediana è in secca nonostante non sia stagione particolarmente secca, né annata critica.
Il Consorzio Piave che preleva 60mc/s per irrigazione non si cura del fatto che il deflusso minimo vitale (oggi 10,3 mc/s) non garantisce la vita nel fiume.
Paradossalmente, poche settimane prima della secca attuale, i pescatori con finanziamento della Regione hanno liberato migliaia di avanotti che ….. sono tutti morti con spreco di denaro pubblico e di lavoro delle associazioni.
E' in corso di preparazione un esposto denuncia che sarà presentato giovedì 5 luglio 2018 ore 12 presso la nostra sede con Legambiente Piavenire, Pescatori Sile e Mosca Club
Berto si incarica di far aderire FORUM Ambiente Treviso
Romeo rivede la bozza denuncia fatta da Piavenire Legambiente
  1. FORUM AMBIENTE TREVISO
Il gruppo costituito dalla precedente amministrazione continua a lavorare ed a programmare attività e si incontra ogni lunedì alle ore 18 (chi vuole partecipare è benvenuto e senta Berto per essere inserito nella specifica mailing list).

Non si è ancora riusciti capire cosa farà la nuova amministrazione con questo gruppo, che aveva fatto proposte specifiche sull'acqua alla precedente giunta senza ottenere un soldo, salvo promesse per il Contratto di Fiume Botteniga-Storga-Limbraga.

Berto proporrà un eventuale richiesta di incontro con Assessore con lettera eventualemnte da parte nostra.

  1. PIANO INTERVENTI TREVISO
Sono state predisposte 8 osservazioni che manderò in Comune in modo ufficiale anche se i primi commenti pubblici parlano si uno stop a questo Piano degli Interventi.
La lettura che sta facendo Berto porta a conclusioni sconfortanti sulla leggibilità delle NTA e sulla sostanza generale di tale Piano.

Si decide di:
  • proporre un osservazione di metodo per informare Sindaco e nuova Giunta che un PI non si fa in questo modo; serve contributo di PaoloF, AlbertoC e di altri che hanno dimestichezza con la materia
  • Berto continuerà a fare una lettura critica delle NTA evidenziando le principali vaccate”
  • Antonella richiederà accesso atti per il progetto dell'ex Pattinodromo che il nuovo sindaco ha detto di voler modificare
  • Sergio coordinerà eventuali richieste da fare per il prato della Fiera insieme con il gruppo di lavoro che già opera

  1. PIANO CASA
Continuano ad arrivare segnalazioni di Cittadini indignati per quello che viene costruito in base a tale normative derogatoria.
Serve un monitoraggio studio dei principali casi: via Piave, Via Montello, ora Santa Bona per fare incontro pubblico dove si spieghi perchè questo può accadere e di chi è la responsabilità politica.
  • Necessario avere gli atti di almeno uno di questi progetti: chi lo recupera?
  • Valutazione di cosa può fare un Comune
  • analisi di cosa succede all'estero: chi fa questa ricerca?
Obiettivo un incontro pubblico in autunno

  1. SUAP
Medesime segnalazioni arrivano per interventi di espansione produttiva in zona agricola grazie alla elgge derogatoria dello Sportello Unico Attività Produttive.
Anche in questo caso il caso simbolo è quello di Artuso Legnami ad Altivole che parte con ulteriori 50.000 mc...
Sul tema di Artuso ed in particolare su quello che succede ad Altivole si decide di fare un'inchiesta appronfondita partendo dai materiali da riorganizzare a cura Evelino.
Da verificare con i nostri legali la questione delle pseudo opere pubbliche fatto con scomputo degli oneri... Se qualcuno vuole dare una mano per impostazione storica e grafica del materiale, è ben accetto..
Ci sono anche altre segnalazioni su cui richiederò la documentazione.
Obiettivo un incontro pubblico in autunno


  1. ARCHITETTURA E CENTRO STORICO: LA BELLEZZA
Su questo tema “culturale” ci sono posizioni diversificate e pare opportuno avviare una campgna fotografica di ricerca e studio in cui ogni socio metta in rilievo i suoi punti di vista come ha fatto LuciaG con il suo cartellone (meglio foto digitali).
Medesime segnalazioni arrivano per interventi di espansione produttiva in zona agricola grazie alla elgge derogatoria dello Sportello Unico Attività Produttive.

Obiettivo sarebbe:
  • raccogliere materiale tramite concorso fotografico?
  • Organizzare un incontro/convegno sul tema
Serve un gruppo di lavoro su questo tema

  1. MOSTRA PAESAGGI TERRAZZATI
Da recuperare per ottobre i pannelli e i volumi che abbiamo acquistato.
  • Da sentire arch. Lazzari Adelmo


  1. GITE
  • La gita all'orto botanico di Padova è stata positiva con partecipazione di 15 persone circa ed si è visitato anche il Battistero della Cattedrale di Padova.
  • Si decide di andare a visitare la mostra “Machine a Penser” a Palazzo Corner a Venezia domenica 7 ottobre 2018


Treviso, 8 luglio 2018
p.sezione di Treviso
il presidente Romeo Scarpa

lunedì 18 giugno 2018

PARCHI: CAMBIO LE PAROLE PER TENERE TUTTO UGUALE

“Le aree naturali protette e più in generale la Rete ecologica regionale … rappresentano un importante laboratorio per la conservazione e l'implementazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici attraverso lo sviluppo di attività sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale”. Così recitava il PdL della Giunta Regionale del maggio 2016, una dichiarazione di intenti che per diventare scelta politica ha bisogno di coerenza attuativa. Di questa coerenza non c’è traccia nel PdL che sarà approvato la prossima settimana in Consiglio Regionale.

Sempre nel 2016 la Giunta affermava “A più di 30 anni dall'emanazione della legge quadro regionale in materia di parchi naturali e aree protette (Legge 394/91) ed in considerazione della nuova legislazione nel frattempo intervenuta (a livello europeo), si rende necessario procedere ad una revisione e aggiornamento della stessa”.

Al contrario ci troviamo di fronte a un testo striminzito che lascia in vigore la Legge Regionale 40/1980 senza nemmeno provvedere ad adeguarla alla Legge Quadro Nazionale, che pur è in revisione.
Si punta solo a superare il commissariamento dei parchi (che a Treviso sopravvive von volontari pensionati che si dilettano a fare i direttori..) tramite l’accentramento dei poteri in mano alla Giunta e al Presidente Zaia. Ottimo esempio di federalismo alla rovescia! Altro che dar voce ai territori!
Un esempio di incoerenza con princìpi sventolati e mai attuati come già successo con la Legge sul contenimento del consumo del suolo e con i vari Piani Casa: si dichiarano sommi principi, ma poi si riescono solo a normare la governance, mantenendo intatte tutte le deroghe...

Non a caso l’art. 1 di queto PdL dichiara “le nuove disposizioni per la gestione e il funzionamento dei parchi perseguono l'obiettivo della semplificazione, del miglioramento e dell'efficienza delle procedure programmatorie e gestionali”.
La Loro preoccupazione è di garantirsi la nomina di chi gestirà questi poteri, non di come strutture i parchi per la tutela e la conservazione della biodiversità.

Così questo progetto di legge appare come la presa d'atto di un fallimento gestionale di trent’anni, passando da una gestione farraginosa (ma attenta a non disturbare i grandi interessi) alla centralizzazione dei poteri nelle mani del vertice regionale “per non cambiare nulla”.

Un evidente disegno di accentramento dei poteri decisionali, che sarebbe stato più onesto semplificare ulteriormente, dando tutti i poteri ad un solo nominato dal Presidente Zaia. Almeno ci sarebbe stato del coraggio... Ma nemmeno questo hanno!

Gli organi fondamentali proposti da questa Legge cambiano nome ma nella sostanza resta:
  • la Comunità del Parco (i vecchi Consigli) dove ci sono solo Sindaci e nominati dalla Regione senza rappresentanze esterne (per ora); mancano anche le Province;
  • il Consiglio Direttivo (la vecchia Giunta) di 5 membri di cui tre nominati dalla Regione (e ci pare che 3 su 5 dia la maggioranza o no?..)
  • il Presidente del Parco sempre nominato dal Presidente Regionale tra i membri della Comunità
Gli Organi consultivi restano a partecipazione libera per tutti (tanto non contano nulla):
  • la Consulta del Parco che dà pareri consultivi; in 25 anni è stata riunita solo due volte fino ad oggi nel Parco del Sile...
  • il Comitato Tecnico Scientifico che dà parimenti pareri consultivi e non ha mai brillato per particolari competenze
In questo “delirio accentratorio” il PdL si dimentica persino delle Province, che in quanto Enti Locali non ancora aboliti, devono avere voce in capitolo.

Restano esclusi anche i rappresentanti degli agricoltori, che certamente hanno un impatto non trascurabile sulla realtà di un parco per cui è opportuno che partecipino alla Comunità del Parco.

Ma soprattutto “dimenticano”, in modo non casuale, le associazioni di tutela ambientale, che vengono marginalizzate all'interno della Consulta, violando di fatto un principio di garanzia e tutela che viene loro attribuito a livello staturio proprio dall'articolo 9 della Costituzione.
Le associazioni che rappresentiamo non rivendicano “careghe”, ma pretendono di poter svolgere un ruolo propositivo e di controllo in un ambito che chiaramente coerente con le finalità istitutive di un parco.

La rivendicazione di un ruolo di diritto per le associazioni di tutela ambientale non deve diventare però il cavallo di Troia per far accedere agli Organi di Gestione di un Parco Naturale, associazioni che non hanno interessi di tipo collettivo chiaramente finalizzati ai primari principi che informano la conservazone e la tutela della Natura.

Le associazioni dei cacciatori non c'entrano nulla con un Parco!
 Le associazioni promuovo gli interessi del turismo nemmeno, come pure non c'entrano i Costruttori oppure i Proprietari Terrieri, che incredibilmente diventano un “soggetto politico” per il solo parco della Lessinia in omaggio al consigliere Valdegamberi. Come si eleggeranno per ettaro posseduto? per censo?

Crediamo che sia utile ricordare ai Consiglieri Regionali ed alla Regione Veneto  i PRINCIPI che danno origine alle norme sulle aree di pregio naturalistico:

UN PARCO NATURALE DEVE ESSERE GESTITO DALLE COMUNITÀ LOCALI (SINDACI E PROVINCE E DA CHI HA INTERESSE COLLETTIVO SPECIFICO NELLA TUTELA. 

Coloro che hanno altri interessi devono compredere di essere "cedevoli" nei confrnti dell'interesse primario e possono far valere i loro diritti in modo democratico rivolgendosi ai Sindaci ed agli altri rappresentanti, ma non possono/devono dettare regole in ambiti dove è palese il loro macroscopico conflitto di interessi.

Ogni altra impostazione crea confusione e tende a far rientrare dalla finestra, una gestione che si fa uscire dalla porta.

IL PROGETTO DI LEGGE CHE VERRÀ APPROVATO È DI SCARSO LIVELLO E NON RISPONDE AL PRIMO REQUISITO CHE SAREBBE QUELLO DI ADEGUARE LA LR 40/80 ALLE LEGGI NAZIONALI ED EUROPEE. Anche sulla famosa “governance” la montagna ha partorito un topolino: si vuole centralizzare la gestione a livello di Giunta Regionale, ma non si è in grado di farlo né in modo autoritario come vorrebbero, né in modo logico come sarebbe per lo meno auspicabile. La burocrazia non è un prodotto “naturale”: nasce dalla confusione mentale di chi propone ed approva progetti di legge come questo.

martedì 12 giugno 2018

PICCOLI BUCHI NERI


Riteniamo per statuto che la tutela dei beni comuni sia un elemento prioritario della “ricostruzione” della nostra società perchè, oltre al rischio di perdere un patrimonio storico ed architettonico, si lascia il degrado ed il brutto, che porta solo altro degrado.

Le Case Stefani nel Parco della Storga sono un piccolo grande esempio di un enorme patrimonio che viene “non gestito” per presunta carenza di fondi, quando invece i fondi si trovano sempre per progetti meno “produttivi”.
Si tratta di capire cosa intendiamo per “produttività” che, per noi ha un significato non esclusivamente economico, ma di riaggregazione sociale, favorendo le competenze dei cittadini e un apporto gratuito, che non può essere sostitutivo, ma è fondamentale per differenziarci dal ruolo di “clienti” in cui veniamo sempre più relegati.

Proprio oggi leggevo un intervento di una persona intelligente e di sinistra (non sono sarcastico) che affermava di non voler essere “complice” di questo modo di fare perchè la Provincia (o in altri ambiti chi per esso), si deve prendere le proprie responsabilità!...”
Affermava inoltre che era “troppo comodo demandare ai cittadini di buona volontà perchè questa (pessima?) tendenza si sta verificando anche in altri campi, come per esempio per i ragazzini messi a fare le guide turistiche ne palazzi con Alternanza Scuola-Lavoro”.
E' vero ci sono stati pessimi esempi di uso di questo strumento da parte di associazioni (mi pare il FAI), ma non si può fare di tutta un'erba un fascio...
 
Noi non pretendiamo di sostituire lo Stato o gli Enti con i lavoro “gratuito”, ma chiediamo di dare la possibilità di creare lavoro ed iniziative aggregative.

Il parco della Storga è un problema complesso, ma neanche troppo, se si riuscisse ad uscire dall'individualismo e dalla moda per cui “è buona solo la mia idea, ma non la tua...”, cosa che ha bloccato finora le iniziative perchè la politica vive di immagine e se Italia Nostra e le associazioni hanno un'idea, la medesima non va bene per la Lega o per il PD (se esiste ancora...)
Nell'area del parco ci sono molti problemi (dalle zecche alla manutenzione), ma ci sono anche opportunità ed  esperienze buone come il recupero della sede del Gruppo Grotte o l'esperienza degli Orti Urbani. 
Perchè non si riesce a fare un passo in avanti ed a strutturare un'idea “europea” per dare un senso ecologico al nostro agire?
Non posso pensare che sia solo perchè qualcuno pensa di perdere un piccolo privilegio oppure perchè qualcun altro non fa bella figura...

Nell'area degli Orti urbani ci sono molti fabbricati dismessi e mal utilizzati che potrebbero essere oggetto di riordino e riutilizzo creando spazi per un turismo "basiko", che non cerca Gardaland, ma una reatà naturale vera.
Perchè su questo non possiamo trovare un accordo e mettere in campo progetti e competenze?

Perchè dobbiamo lasciare che le Case Stefani vadano in rovina coperte dai rovi?
Quale privato lascerebbe la casa dei suoi nonni andare in malora senza fare nulla? Ecco, credo che bisogna invocare lo “spirito dei nonni dei nostri politici”, quando ci dicono che non ci sono soldi....
Ma chi ha chiesto soldi? Chiediamo solo di poter avere un minimo di appoggio istituzionale per creare una struttura di lavoro; il nostro sarà volontario e gratuito perchè siamo un'associazione, ma siamo consci di non poter procedere senza creare “vero lavoro”, non sfruttato e compatibile con il contesto.

Discutiamo se fare un'area camper, se far entrare solo i nudisti o quelli coi cani grossi oppure se non far entrare nessun, ma cerchiamo di parlare di cose da fare e non di … fumo.
Sentire che si parla di CHIUDERE I POCHI SPAZI SOCIALI CREATI non porterà nulla di buono al nuovo Sindaco, che, forse pagherà qualche marchetta ai suoi elettori di Forza Uova, ma non troverà supporto nella città.

Quanti altri piccoli BUCHI NERI ci sono a Treviso?

C'è solo l'imbarazzo della scelta, escludendo i grandi buchi neri tipo Bastione del Castello, ex Consorzio Agrario etc..:
  • polveriera di Santa Bona
  • stazioncina di Santi Quaranta
  • ex Ufficio Iva in via Castellana
  • sedi dei consigli di quartiere

Perchè non si attivano tutti questi mini progetti, dove persone reali sono a disposizione per fare qualcosa?

Non voglio pensare che sia solo perchè l'abbiamo detto noi... sarebbe triste.

martedì 5 giugno 2018

PARCHI VENETI: TUTTO CAMBIA PERCHE' NULLA CAMBI

Al Presidente della 2° Comm. Regionale
Alla Giunta Regionale
Ai Consiglieri Regionali
e,p.c. Alla Presidenza di ITALIA NOSTRA
e,p.c. Ai Soci di ITALIA NOSTRA
e,p.c. Alla stampa locale
 
Oggetto: OSSERVAZIONI su PdL143 e 217 “Norme per la riorganizzazione e LA razionalizzazione dei parchi regionali
Il sottoscritto Romeo Scarpa, presidente della sezione di Treviso e delegato dal Consiglio Regionale del Veneto di ITALIA NOSTRA, impossibilitato a presenziare personalmente alle audizioni del 31-5-2018, invia le osservazioni sotto riportate ai Progetti di Legge in oggetto con preghiera di distribuzione a tutti i membri della Commissione ed ai Consiglieri Regionali, in vista della discussione in aula.
  1. Governance
Lo stato attuale delle governance dei Parchi Regionali Veneti è certamente indifendibile come struttura, perchè derivante da un'impostazione farraginosa e fin troppo partecipativa, quasi ipertrofica, in evidente contrasto con le piante organiche di alcuni parchi (escluso il Parco Colli Euganei per motivi noti a tutti...).
Per esempio il Parco Regionale del fiume Sile, di cui ho fatto parte nell'ultimo quinquennio come consigliere per il Comune di Trevivso, aveva 40 consiglieri (tre per ogni Comune, cinque per la Provincia di Treviso e uno rispettivamente per le Province di Padova e Venezia), mentre la pianta organica è stata mediamente di 7 persone (ora 9) con alcuni dipendenti con patologia invalidanti; in questo momento il Direttore f.f. (che sarebbe in quiescenza, con abnegazione fuori dall'ordinario, presta servizio (gratuitamente, credo e spero) per la causa!!).
Normalmente nei Consigli degli Enti Parco sono stati nominati coloro che non venivano eletti in Consiglio Comunale (i cosidetti “trombati”) e la loro partecipazione (per tutti i partiti con rare eccezioni) è sempre stato un puro atto di presenzialismo per miseri gettoni di presenza, più che un incarico svolto con convinzione. Coloro che avevano un mimino di interesse per l'ambiente e buona volontà si sono spesso dimessi dopo poco tempo a seguito di “baruffe chiozzotte”, che poco avevano a che fare con la finalità prioritaria di un Parco, che RICORDIAMOLO è “tutelare l'ambiente e la sua biodiversità”.
Nel migliore dei casi ci si è occupati solo di promozione turistica, quando non si è utilizzato proprio l'Ente Parco per consentire costruzioni ed interventi (con i vari Piani Casa) difficilmente realizzabili anche fuori ambito tutelato.
Il Consiglio e soprattutto le Giunte Esecutive degli Enti Parco sono stat usate per scopi ben poco nobili e credo che nessuno possa difendere questo trentennio di gestione, che però ha nomi e cognomi ben precisi; l'interesse si è focalizzato soprattutto su:
  • gestione dei finanziamenti diretti regionali (finchè ci sono stati ed allora era ...”sagra”!) o finanziamenti europei per progetti, a volte anche interessanti, ma declinati, per lo più, per dispensare incarichi “a pioggia” o acquisire aree poi abbandonate; sono decine i progetti redatti e non realizzati nel solo Parco Sile, senza che mai nessuno ne abbiamo chiesto conto: soldi sprecati!
  • gestione di un potere “spicciolo” per favorire progetti edilizi di “amici degli amici” accettando di derogare anche l'inderogabile, senza il minimo interesse per l'ambiente e con un'interpretazione molto criticabile dei vari Piani Ambientali.
Se leggete l'articolo 2 della Legge Regione 8/91, istitutiva del Parco Sile, con un minimo di onestà intellettuale, dovete ammettere che gli unici punti di interesse sono stati per i commi g) e h):
Le finalità del Parco naturale regionale del fiume Sile sono le seguenti:
  1. la protezione del suolo e del sottosuolo, della flora, della fauna, dell'acqua;
  2. la protezione e la valorizzazione del bacino idrografico nella sua funzione di risorsa idropotabile;
  3. la tutela, il mantenimento, il restauro e la valorizzazione dell'ambiente naturale, storico,architettonico e paesaggistico considerato nella sua unitarietà, e il recupero delle partieventualmente alterate;
  1. la salvaguardia delle specifiche particolarità antropologiche, geomorfologiche, vegetazionalie zoologiche;
e) la fruizione a fini scientifici, culturali e didattici;
f) la promozione, anche mediante la predisposizione di adeguati sostegni tecnico-finanziari delle attività di manutenzione degli elementi naturali e storici costituenti il Parco, nonché delle attività economiche tradizionali, turistiche e di servizio compatibili con l'esigenza primaria della tutela dell'ambiente naturale e storico;
g) lo sviluppo socio-economico degli aggregati abitativi e delle attività esistenti entro il perimetro del Parco, compatibilmente con le esigenze di tutela, con particolare riferimento alle attività connesse all'agricoltura e piscicoltura, che concorrono a determinare il paesaggio agricolo e fluviale, creando migliori condizioni abitative e di vita per le collettività locali;
h) la promozione e la disciplina delle funzioni di servizio per il tempo libero e di organizzazione dei flussi turistici.

Quello che un “autorevole” esponente politico della maggioranza in Provincia di Treviso dichiara essere la caratteristica “agro-industriale” dei Parchi!
Se resta questa impostazione “utilitaristica” di un Bene Comune come un Parco regionale c'è ben poco da fare!
Questo progetto di legge appare come la presa d'atto di un FALLIMENTO GESTIONALE, dove si centralizza solo il controllo al vertice “per non cambiare nulla”1.


Oltrettutto all'interno della trentennale gestione degli enti parco hanno brillato competenze che, più che essere utili all'ambiente, erano pronte all'obbedienza verso i partiti politici di riferimento, Non occorre specificare chi e come, ma è sufficiente ricordare il caso del Parco dei Colli Euganei, che si ritrova una pianta organica “esuberante” di forestali per effeto di assunzioni clientelari del Presidente Galan, che pensiamo non sia sconosciuto alla maggioranza die Consiglieri Regionali.2
Per fare un altro esempio “clamoroso” (solo per noi, però...) basta pensare che il Parco Regionale del Sile è un'area SIC-ZPS (che frutta bei denari di finanziamento europeo), ma confina con un aeroporto da 20 milioni di passeggeri l'anno. Mai ho visto osservazioni ai vari Piani di Sviluppo di SAVE-AERTRE; anzi ho dovuto assistere ad “autorizzazioni in deroga” per allontanare avifauna e tagliare alberi proprio in zona SIC-ZPS proprio da parte di Direttori del Parco, molto pronti (proni?) nei confronti di interessi (anche vitali), ma non facenti capo alla loro funzione. Abbiamo spiegato che il compiuto di un Direttore del Parco è applicare il Piano Ambientale e non risolvere i problemi che possono risolvere altri con ben maggiore autorità, come per esemio i Prefetti!
Nemmeno ricordiamo, in passato, osservazioni ai mega progetti di darsene sul fiume Sile della (quasi) fallita Fondazione Cassamarca, quando era il tempo delle vacche grasse dei dividendi Unicredit. Oggi invece anche il “povero” Presidente De Poli galleggia in mezzo ai debiti e non viene più di tanto considerato.
Questo trentennale comportamento che, si può definire “di servizio3” è stato reso soprattutto verso chi deteneva il potere (morale, politico o solo dei denari), mentre il Cittadino comune è sempre stato vessato da norme arzigogolate, che mai nessuno si applicato a modificare (tipo il colore degli oscuri o la forma di una finesttra su case anni '70).
Siamo noi i primi a dire che in questo modo un Parco Regionale NON può funzionare, ma siamo anche a ricordare che non basta cambiare “sistema di governance” per migliorare.
Se si continuano a nominare persone che con i Parchi e con le aree naturali non dovrebbero avere nulla a cha fare, e potrei fare un lungo e dettagliato elenco, non ci sono speranze!
In ogni caso conveniamo con la Giunta ed il Consiglio Regionale, che non ha alcun senso perpetuare un sistema che in quasi 30 ha sostanzialmente peggiorato tutti gli indicatori biologici e naturali dell'area (fintamente) tutelata, creando al massimo delle piste ciclabili, dove oggi litigano pedoni e ciclisti.
I Parchi Regionali sono odiati dai cittadini normali, dagli agricoltori, dai pescatori (anche dai cacciatori che non dovrebbero c'entrare nulla con un parco..) perchè sono fonte di vessazioni e costi, spesso ingiustificati, che nessuno si è mai peritato di spiegare a chi risiede o ha attività in un parco regionale.
Cambiate pure la “governance” dei parchi, tanto peggio di come è stato, non si riuscirà a fare. Sappiate però che è un'occasione perse e che l'Europa, prima o poi, si accorgerà che la nostra tutela è solo formale.
Ci permettiamo di rilevare che si è passati da una “governance assembleare” ad una “governance della Giunta Regionale” a scapito della rappresentanza delle Comunità Locali e di associazioni come la nostra
Nel PdL il Presidente della GRV sceglie direttamente il Presidente del Parco (tra i componenti del Consiglio direttivo), di cui la GRV designa tre soggetti della Comunità del Parco (oltre ai sindaci nel territorio); nel Consiglio Direttivo, formato da 5 componenti più il Presidente del Parco, il Presidente della Giunta regionale sceglie direttamente 3 soggetti!!
Era molto più lineare fare una legge regionale che dicesse semplicemente:
La Giunta Regionale nomina il Presidente del Parco e tre persone del Consiglio Direttivo (5+1 persone); le Comunità Locali eleggono 3 persone, (che non contano nulla).”
Non sarebbe stato molto “costituzionale”, ma certamente molto più chiaro e lineare!
  1. Competenza e professionalità
Tema, a parole sempre molto importante, ma declinato in modo molto meno nobile nella pratica. Sarebbe utile fare una semplice ricognizione delle professionalità dei trent'anni di gestione dei parchi regionali veneti per vedere che quasi tutti i “mestieri” sono stati Presidenti, Assessori e Direttori dei Parchi, salvo che qualcuno con competenza specifica. Ricordo, per un breve periodo al Parco Sile, il dott. Lonardoni del Parco della Lessinia, che aveva una specifica compentenza; per il resto, meglio sorvolare4 .
Rileviamo che anche in questo Progetto di Legge, si vuole “facilitare” la nomina di persone con “adeguato” curriculum, che giuridicamente non significa nulla, ma lascia campo libero a qualsiasi interpretazione e quindi scelta.
  • Contestiamo quindi la scelta politica di non garantire alcuna specifica professionalità in materia di tutela e conservazione della natura per :
  • i 3 soggetti designati dalla Giunta all’interno della Comunità del Parco (l’art. 4 comma 1, della proposta legislativa recita infatti: “b) tre soggetti designati dalla Giunta regionale in possesso di adeguato curriculum ed esperienza in materia di conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale-rurale nonché in materia gestionale – amministrativa.) quel “nonché” potrebbe essere letto come alternativo.
  • idem per i 2 componenti che la Comunità del Parco indica per il Consiglio Direttivo che, ai sensi del comma 5 lettera b) dell’art. 4 della proposta legislativa devono essere “in possesso di adeguato curriculum ed esperienza in materia gestionale–amministrativa o in materia di conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale-rurale, ( questo “o” fa sì che per il consiglio direttivo del parco possa essere indicato un soggetto privo di esperienza in materia di conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale, com'è stato per anni fino ad ora, per esempio, nel Parco del Sile, che ben conosco.)
  • idem per il Presidente del Parco ( art. 6 della proposta legislativa); ma qui siamo a nomine politiche, che hanno visto professionalità le più disparate...
  • la competenza del Direttore (art.10 della proposta legislativa)dovrebbe essere meglio caratterizzata. Ad esempio, pur trattandosi di parchi di altra caratura, l’art. 2 della legge nazionale 394/1991, per accedere al concorso ed essere iscritti all'Albo dei direttori dei parchi nazionali richiede: a) diploma di laurea ai sensi dell'ordinamento previgente al Decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e tecnologica 3/11/1999 n.509; b) laurea specialistica, o magistrale, conseguita presso un'Università Statale della Repubblica italiana o presso un'Università non statale abilitata a rilasciare titoli accademici aventi valore legale. E', altresì, richiesto il possesso di uno dei seguenti requisiti:
a) essere dirigente di ruolo appartenente alle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del D.Lgs 30/3/2001 n.165, con specifica esperienza maturata in materia di tutela delle aree protette e della biodiversità per un periodo non inferiore a sei anni;
b) essere dipendente di ruolo di una pubblica amministrazione di cui all'articolo 1, comma 2, del D.Lgs 30/3/2001 n.165, avendo ricoperto per almeno sette anni incarichi di servizio correlati a materie legate alla tutela delle aree protette e della biodiversità o, se in possesso del dottorato di ricerca o del diploma di specializzazione conseguito presso le scuole di specializzazione individuate con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, aver maturato almeno quattro anni di servizio in materia ambientale, svolti in posizioni funzionali per l'accesso alle quali è richiesto il possesso del dottorato di ricerca o del diploma di laurea. Il periodo utile per i dipendenti delle amministrazioni statali reclutati a seguito di corso-concorso che abbiano acquisito esperienze in materie di tutela delle aree protette e della biodiversità è di cinque anni;
c) essere in possesso di una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica in materia di tutela dell'ambiente e della biodiversità, desumibile dalla formazione universitaria e post-universitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate, nelle medesime materie e per almeno sei anni, anche presso amministrazioni statali, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza.
Nella sostanza si richiede che il Consiglio Regionale dia prova di un minimo di sensibilità rispetto alle competenze, perchè se, politicamente è una scelta, scegliere chi meglio si crede essere utile alla causa, è ESSENZIALE E NECESSARIO che questi soggetti “fiduciari” diano delle garanzie minime di competenza.5
Relativamente al COMITATO TECNICO SCIENTIFICO (art. 9 della proposta legislativa)è composto da 9 componenti “di cui uno con professionalità giuridica o economica, e gli altri scelti tra esperti nelle seguenti discipline: botanica, zoologia, scienze agronomiche-forestali, zootecnia, geologia, scienze ambientali, storia, etnografia”), si ritiene che, ai fini del contenimento dei costi e di una migliore gestione delle competenza, sarebbe preferibile un Comitato Tecnico Scientifico a servizio di tutti i Parchi Regionali e non singoli Comitati Tecnico Scientifici con minori competenze ed autorevolezza.
Restiamo sempre perplessi sul fatto che un Comitato Tecnico Scientifico di Parchi Regionali, debba avvalersi di professionalità giuridiche ed economiche, visto che allo scopo meglio sarebbe avere consulenza dall'Avvocatura Regionale o avere un vero e proprio Dirigente Amministrativo.
Se parliamo di ambiente in senso “tecnico e scientifico”, appare superflua la presenza di consulenti giuristi ed amministrativi, salvo che non si pensi solo al fatto che sono da gestire appalti o beghe come quella con le peschiere di Quinto di Treviso...
  1. Conclusioni
Più in generale la proposta legislativa in discussione perde l’occasione, diremmo doverosa dopo 30 anni dall'istituzione dei parchi, di dettare una nuova disciplina regionale sulle aree protette, atteso che la vigente LR 40/1984 non è mai stata adeguata né alla L. 394/1991 né alle altra normative europee.
Questo sarà da noi segnalato all'Europa che continua a dare finanziamenti per queste aree con queste gravi deficienze normative.
Qui di seguito riportiamo parte della relazione del PDL 217 (il Pdl dell’opposizione sui parchi):
Il 21 giugno 2011 il Consiglio europeo dei ministri dell’ambiente dei 27 paesi Ue ha approvato la nuova Strategia europea per la conservazione della biodiversità per il prossimo decennio. La strategia adottata prevede sei obiettivi prioritari e azioni d’accompagnamento per ridurre in modo sostanziale le minacce che incombono sulla biodiversità. Tra le azioni si prevedono: piena attuazione della normativa europea vigente in materia di protezione della natura e della rete di aree naturali protette (Natura 2000), per migliorare lo stato di conservazione di habitat e specie; migliorare e ripristinare gli ecosistemi ed i servizi ecosistemici laddove possibile, in particolare aumentando l’uso delle infrastrutture verdi; garantire la sostenibilità delle attività agricole e forestali; salvaguardare e proteggere gli stock ittici dell’Ue; contenere le specie invasive, sempre più spesso causa della perdita di biodiversità nell’Ue; aumentare il contributo dell’Ue all’azione concertata internazionale per scongiurare la perdita di biodiversità.
L’Italia ha dal 7 ottobre 2010 la sua Strategia nazionale per la Biodiversità, nata dopo un ampio confronto tra Associazioni scientifiche, ambientaliste e le diverse categorie economiche. La Strategia nazionale prevede tre obiettivi fra loro complementari, che derivano da una attenta valutazione tecnico-scientifica. Gli obiettivi strategici mirano a garantire la permanenza dei servizi ecosistemici necessari alla vita, ad affrontare i cambiamenti ambientali ed economici in atto, ad ottimizzare la sinergia fra le politiche di settore e la protezione ambientale.
Le aree naturali protette sono uno degli strumenti fondamentali per le strategie di conservazione della biodiversità e dei servizi degli ecosistemi. Esse costituiscono un insostituibile laboratorio per la conservazione e l’aumento della biodiversità, al quale va unita una serie di servizi integrativi, attraverso lo sviluppo di attività sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale. L’efficacia delle aree protette è infatti collegata all’apporto che esse ricevono dalle comunità locali che vivono al loro interno, nonché al consenso di altri portatori di interesse a tutti i livelli (locali, nazionali, regionali, globali)6.
A distanza di 20 anni dall’entrata in vigore della legge quadro sulle aree protette (legge 394/1991), la situazione in Italia è profondamente migliorata ad iniziare dal semplice dato numerico: negli ultimi anni l’Italia è stato il Paese europeo che ha istituito il maggior numero di aree protette, in parte colmando i ritardi accumulati prima della legge del 1991.
È la stessa Strategia ad indicare i problemi che devono essere affrontati per una migliore e più efficiente gestione delle aree protette: la carenza di un approccio strategico, sistemico e sinergico nella gestione delle aree protette; la mancanza e la non omogenea disponibilità delle conoscenze naturalistiche e socioeconomiche da utilizzare quali punti di riferimento per le scelte operative gestionali; la percezione7 inadeguata delle opportunità di sviluppo economico e sociale offerte dalle aree protette e il diffuso atteggiamento teso a evidenziarne solo gli obblighi e i divieti; la lentezza nell’approvazione degli strumenti di pianificazione e di sviluppo socio economico; i ritardi nell’istituzione e nell’avvio della gestione del sistema delle aree protette; la mancanza di moduli condivisi di verifica ambientale ed economica dell’efficacia e dell'efficienza di gestione delle singole aree protette; L’INSUFFICIENTE FORMAZIONE DEL PERSONALE delle aree protette; LA CARENZA DI FIGURE PROFESSIONALI CON SPICCATO PROFILO CURRICULARE DI SETTORE negli enti di gestione, con inevitabili ripercussioni sul raggiungimento di adeguati obiettivi di conservazione e di sviluppo sostenibile; la scarsità di finanziamenti sia a livello statale che regionale e l’utilizzo non sempre coerente ed efficace dei fondi disponibili in riferimento agli obiettivi di conservazione discendenti dalla normativa. “
Tali affermazioni sono perfettamente condivisibili e sfidiamo tutti i Consiglieri a confutarle in sede di dibattito, affermando che la questione non è PRIORITARIA E STRATEGICA8.
Per tutti questi motivi, una VERA Legge Regionale sui Parchi era URGENTE. Il Progetto di Legge apporvato in Commissione non lo è...
Teniamo presente anche che anche altre leggi regionali si occupano di ambiente, purtroppo solo negli articolati delle definizioni e dei nobili obiettivi e non nella parte derogatoria ed applicativa.
La nuova legge sul contenimento del consumo del suolo (L.R.. 14/2017) che all’art.1 recita:
1. Il suolo, risorsa limitata e non rinnovabile, è bene comune di fondamentale importanza per la qualità della vita delle generazioni attuali e future, per la salvaguardia della salute, per l’equilibrio ambientale e per la tutela degli ecosistemi naturali, nonché per la produzione agricola finalizzata non solo all’alimentazione ma anche ad una insostituibile funzione di salvaguardia del territorio.
2. Il presente Capo detta norme per il contenimento del consumo di suolo assumendo quali princìpi informatori: la programmazione dell’uso del suolo e la riduzione progressiva e controllata della sua copertura artificiale,
la tutela del paesaggio, delle reti ecologiche, delle superfici agricole e forestali e delle loro produzioni, la promozione della biodiversità coltivata, la rinaturalizzazione di suolo impropriamente occupato”.
Di tutto queste belle parole, non c'è NULLA nel Progetto di Legge sui Parchi Regionali approvato in Commissione!
I posteri faranno fatica a capire una simile “disattenzione”, funzionale a mettere gli uomini giusti ai posti giusti per continuare a gestire potere e finanziamenti, senza troppo curarsi degli esiti dei progetti.
Non stiamo nemmeno a sottolineare il “nuovo centralismo regionale” che, dimentico delle istanza federaliste e di valorizzazione delle Comunità Locali, riporta al “centro” il potere.
Potete fare molto meglio con solo un po' di applicazione, sempre che lo vogliate.
Distinti saluti.
Treviso, 5 giugno 2018
p.ITALIA NOSTRA VENETO
Romeo Scarpa


1I siciliani insegnano.... vedi Tomasi di Lampedusa
2Anche se molti oggi non lo “ricordano” più... Ingrati!
3Ma annche “servile”?
4Come gli aerei del Canova sul Parco del Sile
5Altrimenti mi preseterò alle pressome selezioni per chirurgo dell'Ospedal Grando di Treviso con la mia laurea in ingegneria..
6Oggi piùche “consenso”, parlerei di “sopportazione”...
7In realtà tale “percezione” c'è, ma è tesa solo a sfruttare economicamente le aree protette per produrre un reddito oltre le loro prioritarie possibilità di conservazione. Un'area protetta non è un “bene produttivo”!
8Mi piace sottolineare che “strategico” è un aggettivo spesso abusato per la costruzioni di infrastrutture, mai e poco per l'ambiente in cui viviamo